Federalisti...e affini - Il Think Tank sul Federalismo e il ruolo degli Enti Locali
"Libertà nella Responsabilità e competizione tra diversi livelli di Governo in una logica sussidiaria: questo quello in cui crediamo"
 
MAGGIO 2010
 
Sì al federalismo demaniale
Via libera del Parlamento al primo decreto attuativo del Federalismo fiscale, che pone le basi per il trasferimento a comuni, Regioni e province del patrimonio demaniale oggi di proprietà dello Stato.
Il testo approvato oggi (votato da maggioranaza e Idv, astenuto il Pd, contrari Udc e Api) prevede che, con decreto del presidente del Consiglio su parere del ministro dell’Economia, saranno ridotti i trasferimenti statali agli enti locali per un importo pari a quello del bene trasferito a partire dall’anno fiscale successivo alla data del trasferimento del bene. Il parere dice che, in base ai dati forniti dall’Agenzia del demanio, il valore dei beni costituiti da immobili e terreni che saranno resi disponibili ammonta a 3,2 miliardi ripartiti in 1,9 miliardi in immobili e 1,3 miliardi in terreni. Le Regioni e gli enti locali interessati dovranno presentare domanda per vedersi affidare l’immobile. L’operazione sarà ripetuta ogni due anni. Regioni, province, comuni e comunità montane dovranno garantire la "massima valorizzazione funzionale" dei beni ceduti.
Le spese a carico
Le spese di ristrutturazione non saranno calcolate ai fini del patto di stabilità interno fino alla quota sostenuta dallo Stato centrale prima della dismissione. In base al parere stilato dalla commissione, il Parlamento chiede al governo di inserire nel decreto la previsione che se le amministrazioni locali decideranno di cedere gli immobili, il ricavato dovrà andare a riduzione del debito. O, meglio, il 75% del guadagno servirà a ridurre i debiti degli enti locali, il restante 25% confluirà nel fondo di ammortamento dei titoli emessi dallo Stato centrale. Per quel che riguarda gli immobili della Difesa, il parere definisce che il decreto del presidente del Consiglio che ne stabilisce l’elenco debba essere emanato entro un anno. Gli immobili potranno essere valorizzati anche tramite fondi. Comuni e Regioni potranno diventare titolari non solo degli immobili dismessi, ma anche di fiumi, laghi e spiagge ma, cone un emendamento votato oggi all’ultimo momento, si "esclude il trasferimento dei fiumi interregionali.
(Fonte: IlGiornale.it - 19.05.2010) 
 
 
 
BUON 2010!
Pensieri di inizio anno....
 
La crisi economica, la crisi morale, il tema giustizia e del confronto politico, le recenti questioni sull'immigrazione. I media non parlano più di federalismo, che invece era stato il tema principale un anno fa proprio di questi tempi. Vogliamo finalmente tornare a discutere di competenze agli enti locali? La Finanziaria
2010 ha tagliato molte risorse precedentemente destinate a coprire i costi della politica locale. Va bene. Purchè ciò non limiti gli strumenti disponibili e necessari a portare idee e suggerimenti per il bene comune, visto dalla sua posizione di particolarità. In fondo possiamo senza dubbio pensare che la gratuità del servizio (e diciamolo chiaramente che i tagli previsti vanno nella direzione dell'eliminazione dei Consigli di zona/circoscrizionali) possa divenire l'unica forma di apporto di un proprio contributo. Le idee e i progetti non devono avere per forza un prezzo. A maggior ragione scremeremo ed elimineremo chi finora ha voluto solo apparire per racimolare qualche centinaia di €uro al mese. Gratuità, supporto, responsabilità delle proprie opinioni: questo il nuovo corso della politica locale. Lontana, come sempre si auspicherà, da pressioni e lobbies di interessi sempre particolari. Chissà se diventerà ancora più diretta e vicina ai cittadini del territorio che vi abitano?
 
 
 
Il Federalismo fiscale è legge!
Dopo l'ultima approvazione da parte del Senato della Repubblica avvenuta nel Gennaio 2009, la Riforma andrà a regime entro cinque anni
 
 
Fisco organizzato su più livelli. Le funzioni delle Regioni si dividono in "fondamentali" e "non essenziali
 
Ecco i prossimi passaggi della riforma:
 
ENTRO 2 ANNI DECRETI ATTUATIVI - Dopo il via libera definitivo al disegno di legge delega, la "cornice" della riforma, il governo è tenuto a emanare, al massimo in due anni, i decreti attuativi, il primo dei quali riguarderà l'armonizzazione dei sistemi di calcolo dei bilanci pubblici. Insieme al primo decreto attuativo arriveranno i primi numeri sull'impatto del provvedimento. Con il decreto, infatti, l'esecutivo è tenuto anche a fornire una relazione sui primi dati dell'impatto del federalismo fiscale sui conti pubblici. Il governo avrà poi tempo altri due anni per i dl correttivi. A vigilare sui decreti attuativi sarà una commissione bicamerale ad hoc, prevista nel provvedimento. Il Pd ha chiesto e ottenuto che il governo si impegni a fornire almeno una simulazione sull'impatto sui conti pubblici della riforma entro 4 mesi.
 
ENTRO 7 ANNI PIENA ENTRATA A REGIME- L'entrata a regime effettiva del federalismo fiscale avverrà non prima di 5 anni, ma entro un massimo di 7 anni dal sì di Palazzo Madama. Una data che si desume dal fatto che, secondo la delega, il governo è tenuto a indicare in uno dei decreti attuativi (che vanno approvati al massimo entro 24 mesi) un termine a partire dal quale, al massimo entro cinque anni, dovrà essere completato il passaggio dalla spesa storica al costo standard. Si tratta del cuore del provvedimento che quindi sarà completamente a regime al massimo nel 2016.
 
I PUNTI DELLA LEGGE- Arriva un nuovo fisco su misura per le autonomie territoriali. Ogni livello di governo dovrà assolvere a una serie di attività, alcune delle quali considerate fondamentali e per le quali va garantito pari livello di servizio in tutto il Paese. Funzioni che Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane copriranno con tributi propri, compartecipazioni al gettito erariale e quote del fondo di perequazione: un mix tributario che consentirà entrate su misura ai diversi compiti e esigenze. Ecco, in dettaglio, come cambiano i rapporti finanziari tra Stato ed enti locali.
 
FISCO SU MISURA- Il fisco si divide in più livelli, ognuno con propria autonomia, anche se nel rispetto dei principi di capacità contributiva e di progressività previsti dall'articolo 53 della Costituzione. Le Regioni disporranno di compartecipazioni erariali, in via prioritaria all'Iva, tributi propri e quote di fondo di perequazione per finanziare le spese per lo svolgimento delle funzioni di loro competenza, che sono divise in "funzioni fondamentali" (per le quali è previsto un livello base uguale per tutti, il Lep) e "non essenziali". Una distinzione che prevede anche un diverso sistema di finanziamento. Anche Comuni e Province disporranno di compartecipazioni e quote di fondo perequativo, oltre che di tributi propri, per le proprie funzioni.
 
REGIONI, IVA E SPESE SANITÀ- Le funzioni fondamentali, per quanto riguarda le Regioni, sono l'assistenza e la sanità, cui si aggiunge la quota di spese amministrative dell'istruzione. Queste "uscite" vanno coperte con gettito tributario valutato ad aliquota e base imponibile uniformi e in base a tributi propri derivati, istituiti con legge statale; addizionale regionale Irpef; compartecipazione all'Iva; quote di fondo perequativo; Irap, ma questa imposta solo in via transitoria in vista di un superamento. Le altre funzioni sono finanziate con tributi propri e fondo di perequazione.
 
COMUNI, TASSE CASA E SPESE SOCIALI- Le spese essenziali dei Comuni (che riguardano territorio e ambiente, istruzione con gli asili nido o l'edilizia scolastica, viabilità, settore sociale) vengono finanziate con le imposte immobiliari, un mix di compartecipazione a Iva e Irpef e fondo di perequazione. Per le altre ci sono tributi propri e compartecipazione a tributi regionali.
 
PROVINCE, TRIBUTI AUTO E TUTELA AMBIENTE- Le funzioni fondamentali delle Province (tutela ambiente, trasporti, istruzione) vengono finanziate con tributi connessi al trasporto su gomma; compartecipazione a tributi erariali; perequazione. Mentre per le altre il meccanismo è uguale a quello dei Comuni.
 
SOLIDARIETÀ PER PRESTAZIONI BASE- Il fondo perequativo è statale ed alimentato dal gettito da compartecipazione all'Iva assegnata per le spese relative alle prestazioni essenziali ma anche da una quota del gettito derivante dall'aliquota media di equilibrio di addizionale regionale all'Irpef assegnata per il finanziamento delle spese non riconducibili alle funzioni essenziali. Viene utilizzato, secondo il principio costituzionale del favore verso i territori a minore capacità fiscale e le sue quote vengono assegnate a ciascuna regione senza vincolo di destinazione.
 (Fonte: Corriere.it - 30.04.09)
 
Una rifoma "condivisa" che dà l'inizio a una nuova fase per il nostroPaese!
 
 
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(Antonio Rosmini)
 
 
 
 
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